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Domenica, 24 Marzo 2019

La città possibile Rotterdam

La città possibile Rotterdam È "una città dell’acqua" di 600 mila abitanti, alla foce del Nieuwe Maas (Reno), a 73 chilometri dalla capitale Amsterdam e a 21 dalla sede della famiglia reale Den Haag nei Paesi Bassi (Olanda meridionale).
Nel medioevo era una regione formata da sedici città chiamate Heerlijkden (Domini), cioè unità amministrative.

Il nome significa anche "delicatezze culinarie": per la verità, poche!
Ricchissima nel Cinque e Seicento per l’industria tessile e per i traffici commerciali della Compagnia delle Indie. I suoi moli erano frequentati da pirati (Piet Hein immortalato da una statua) e da quei Pilgrim Fathers, antenati degli americani.
E ancor più ricca nell’Ottocento, grazie al nuovo canale artificiale fino al mare, praticato da tutti i Paesi nordici. Patria di Erasmus, l’umanista autore dell’Elogio della pazzia (1511) che ha dato il nome all’università, a un ardito elegante ponte appena costruito e a caffè, ristoranti, circoli.

Parzialmente distrutta nel maggio 1940 da spietati bombardamenti tedeschi, ha ricostruito un tessuto urbano innovativo, originale, che dovrebbe completarsi proprio nel corso di quest’anno. Vaste aree anche centrali perfettamente sgombre e pulite e vecchie case con porte e finestre murate in attesa del rinnovamento edilizio hanno stimolato il genio e l’inventiva di grandi architetti come Renzo Piano, John Foster, Jahn.
Rotterdam è la capitale culturale europea del 2001. Il suo nuovo simbolo è l’Euromast, un obelisco postmoderno di 185 metri completo di ristorante panoramico roteante. I Paesi sono davvero Bassi: niente è più alto di questo edificio!

Rotterdam è vibratile, dinamica, lavorativa. È’ ordinatamente multietnica, si ha l’impressione che le sue 160 differenti nazionalità vivano in armonioso abbraccio: metà delle giovani generazioni "denuncia" sangue dei Paesi arabi, delle ex colonie antillesi e africane. L’Olanda da secoli ha accolto migrazioni su larga scala, senza essere scossa da paure e l’integrazione è una realtà che ammette, con l'immigrazione, una numerosa colonia di poveri e di analfabeti. La cosa non spaventa perché sarà la tecnologia avanzata e adoperata più che altrove a sconfiggere i vecchi mali, anche attraverso i popolarissimi Internet Shop che, al costo di 2,50 fiorini, consentono fino a cinque ore di accesso. Il più grande ha 650 postazioni computer ed è un vero villaggio con bar, tavola calda, poltrone per riposare.

Prendere uno dei mezzi della rete pubblica tramviaria oserei dire perfetta e raggiungere le periferie è quasi emozionante. Le varie etnie si sono divise la città e hanno recuperato, nei diversi quartieri, le loro abitudini di vita.
Al di là del porto canale Maashaven, su una piazza e intorno a un parco chiamati Afrikaanderplein, al centro di un popoloso quartiere, ogni settimana si aprono i 500 banchi di un mercato dove innumerevoli sfumature di pelle si mescolano nel divertente cerca e trova di merci da ogni angolo del mondo. La più variopinta clientela che si possa immaginare.

Si sente spesso parlare portoghese: già Erasmus aveva legami con Oporto, attraverso una fitta corrispondenza con il compositore e umanista De Goes, considerata oggi un elemento molto interessante. Un altro stretto legame è con l’America del sud, testimoniato dai numerosi ristoranti tipo El Gaucho o El Rancho. Le bistecche, ma anche "Pasta e basta" vanno a sostituire le aringhe e le lumache di mare.
Già alla stazione si possono affittare biciclette, un comunissimo mezzo di locomozione, e persino tandem. Se non fa attenzione agli scampanellii, il pedone rischia quanto e più che in una strada per sole auto. Per fortuna le zone pedonali sono estese, gradevolissime, numerosi gli shopping center sotterranei o in gallerie.
Ma l’acqua domina il paesaggio, le chiuse e i navigli confermano la vocazione commerciale con un’atmosfera non paragonabile a quella di Amsterdam. Il porto è spettacolare, forse il più esteso del mondo. Una rete intricata di canali sulle rive meridionali della Mosa, dove nella vecchia zona Waalhaven le merci vengono imbarcate nei modi tradizionali e dove nei moderni docks 4 milioni di containers ogni anno scorrono su rotaie, vengono sollevati da immense gru su pontili in continuo movimento e di nuovo imbarcati e sbarcati. Sullo sfondo, le ciminiere del porto petrolchimico, alte il giusto per impedire l’inquinamento. Forse qui c’è solo quello prodotto dalle sigarette, dato che gli olandesi sono dei gran fumatori, a tutte le età e in tutti i luoghi. Non mi pare di aver visto nei locali cartelli no smoking.

Sembrerebbe che la città muoia dalla voglia di riscattarsi dalla fama di noiosa normalità che l’ha da sempre opposta alle stravaganze sia pure banali di Amsterdam. E lo fa con uno chic culturale straordinario, che rasenta l’eccentrico, proponendo passeggiate in centro tra sculture pregiate, metrò simili a stazioni satellitari, privilegiando l’originalità anche nell’edilizia. Ne sono un esempio le bizzarre KijkKubus, le case a cubo dell’architetto Piet Blom, piantate a terra soltanto su un angolo, tanto che a guardarle viene il torcicollo: e persino abitate! L’identità originale di Rotterdam sarà meglio definita in un prossimo futuro.
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